So che ti vedrò soltanto dopo natale,
ma già mi prude il punto subscrotale.
t’ ho sbiellato le epifisi prossimali di entrambi i femori.
tu m’ hai invalidato permanentemente la peristalsi dell’ uretra.
cigolano all’ unisono le vertebre dall’ undicesima toracica alla terza lombare.
siamo claudicanti ma felici.
quella volta che durante l’ amore
ti sei emozionata tre volte e io solo una,
veramente non è stato molto equo.
ma poi la volta successiva m’hai ripagato
schiudendomi sovente la cavità orale.
c’ ho avuto
le gambe collose di amore,
le mani collose di amore,
la bocca collosa di amore.
30 euri hanno voluto quelli
per lavare il piumone tutto colloso.
sono due settimane che non ti vedo,
e mi scoppia il cuore di nostalgia,
e mi scoppia la testa dei bei ricordi,
mi scoppiano i sogni mentre dormo la notte,
e le mutande che ne parliamo a fare.
te la conservi imperterrita
come fosse frutto prelibato,
ma io lo so che già in tanti
l’ hanno assaggiato.
ma com’è che mi prude l’ internocoscia appena mi ridi?
>amore mio guardami!
sono nudo davanti a te,
spogliato da tutti i pregiudizi,
libero da ogni costrizione,
affrancato da qualsiasi paura,
scevro da ogni teme…
mò però, sucamelo.
prosciugami nel tuo immenso ammore,
succhiami via ogni briciolina di forza,
se sei comoda usa pure la cannuccia,
che io ne traggo un certo piacere.
oh ragazza di paese,
truccata e apparecchiata,
io spero che tu non stia
andando in giro così conciata
solo per farla annusare a qualcuno.
oh ragazza di paese, scùcila,
falla assaggiare in giro a gratis,
come una degustazione d’ Aglianico
alla sagra degli antichi sapori,
come se tu fossi davvero viva.
e non ti curare delle voci avvelenate
delle maligne e malvagie malelingue,
che tanto ciascuno su questa
medesima terra che calpesti,
è stato almeno una volta,
zoccola.
ti amo nella persona
dei tuoi peli superflui
ma perchè te la conservi
con tale protervia?
ma perchè non rompi
gli indugi e spalanchi
le tue gambe medesime
in un gesto che sappia
di sudore condiviso?
amore mio, con le dita
disegno il tuo corpo.
un gesto definisce
il contorno dei tuoi fianchi,
dei tuoi seni, le tue cosce,
la tua pancia…
amore mio,
sei chiatta.
tu che ti ostini a tenere le gambe perfettamente parallele.
e io che ormai ragiono in termini di geometria non euclidea.
ero io quella notte d’ estate,
sotto gli alberi di mandarino,
le cicale a cantare l’ arsura,
la brezza che portava ristoro.
ero io quello dietro,
e tu davanti,
china.
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